Piedi da felino con il filler foot per risolvere il fastidio dei tacchi


L’altezza è mezza bellezza, si sa. Questo vale sia per gli uomini che per le donne, ma è altrettanto vero che la sensualità, invece, non si misura in centimetri, ma dipende da altre fattori non necessariamente legati a caratteristiche fisiche. Un donna ha molte armi per trasmettere il suo sex appeal, a partire da come si veste o come cammina, arrampicata ad esempio su un vertiginoso tacco 12.

Le scarpe alte dunque non hanno l’unico scopo di regalare centimetri, ma sono uno strumento di eleganza e di fascino a cui molte donne non riescono proprio a rinunciare.

Camminare sui tacchi alti per molte è un’impresa titanica, per altre invece è la cosa più naturale del mondo, ma in entrambi i casi il concetto di comodità è completamente messo da parte, specialmente se questi strumenti di tortura vengono portati per tutto il giorno.

Il piede è la prima vittima del tacco a spillo, costretto a sobbarcarsi nella parte anteriore tutto il peso del corpo senza possibilità di tregua, ma fortunatamente la medicina estetica ha pensato di risolvere tale situazione, attraverso l’ideazione di un filler dedicato.

Si chiama filler foot, ed è una soluzione finalizzata a creare una sorta di morbido cuscinetto sotto la pianta anteriore del piede, utilizzando una sostanza sicura e affidabile come l’acido ialuronico.

La procedura consiste nel riempire la pianta del piede con un prodotto a base di acido ialuronico molto più denso di quello utilizzato nel viso, con lo scopo di evitare dolorose metatarsalgie dovute alla pressione del peso del corpo su questa zona.

Il filler foot non è doloroso ma il fastidio delle punture è di certo avvertito durante la seduta di una durata di circa 30 minuti.

La parte trattata rimarrà indolenzita per un paio di giorni, ma non sarà necessario interrompere le proprie attività quotidiane.

Solamente un buon chirurgo estetico può eseguire un filler foot a regola d’arte, perché un esperto sa dosare la quantità di prodotto da infiltrare e individuare le zone da riempire, per la sicurezza e la soddisfazione delle sue pazienti.

Per avere un piede felino con il filler foot, occorre quindi una sostanza adeguata, ma soprattutto un professionista esperto e il risultato è assicurato per almeno 6 mesi.

I professor Raffaele Rauso e Pierfrancesco Bove sono chirurghi plastici molto noti anche per le loro procedure di medicina estetica ed eseguono filler foot in molte altre città italiane.

La mastoplastica con protesi in poliuretano per le donne sempre in movimento


Alcune donne sembrano dotate di super poteri, perché riescono ad essere mamme, mogli, atlete, lavoratrici e tanto altro, senza sbagliare un colpo.

Il tempo a disposizione è sempre limitato per queste nuove eroine dei nostri tempi e ciò comporta non solo sacrifici, ma in alcuni casi anche ad alcune rinunce personali, come quella di potersi permettere una pausa per se stesse.

Ci sono mole donne ad esempio che per esigenze lavorative o perché madri di bimbi ancora piccoli, sono costrette a mettere da parte il loro desiderio di migliorare il proprio fisico, in particolare il decolleté, in quanto impossibilitate a trascorrere un periodo di inattività post intervento.

La mastoplastica additiva, uno degli interventi più richiesti in chirurgia estetica, è una procedura che nel tempo è stata perfezionata e velocizzata, proprio per limitare il periodo di convalescenza, ma nonostante tali progressi, rimane comunque necessario seguire alcune importanti regole post operatorie, come non effettuare alcuni movimenti con le braccia, non sollevare pesi e non fare sport per almeno un mese.

In realtà, non tutti sanno che esiste la possibilità di ovviare a tali inconvenienti, mediante la scelta di protesi mammarie in poliuretano, da anni presenti in commercio, ma usate solamente per sostituire protesi in silicone che hanno subito uno spostamento dalla sede di impianto.

Quali sono lo sostanziali differenze tra le due tipologie di protesi? Ce lo spiega il dottor Raffaele Rauso, chirurgo plastico particolarmente noto per i suoi interventi di mastoplastica additiva, il quale afferma che il poliuretano, consente alle protesi di rimanere ben ancorate ai tessuti e non sono quindi soggette a spostamenti, consentendo alle pazienti di riprendere sin da subito le loro attività quotidiane, compresi gli sport che comportano il movimento delle braccia.

Le protesi in poliuretano inoltre, non costringono le pazienti a portare la fascia post operatoria, come avviene normalmente dopo una mastoplastica additiva con l’utilizzo di protesi in silicone.

Esaminati i notevoli vantaggi delle protesi in poliuretano, ciò che viene spontaneo chiedersi è perché siano così poco utilizzate e il motivo, come sostiene Rauso, consiste soprattutto nella delicatezza dell’intervento che necessita di un chirurgo esperto che sia capace di posizionare gli impianti in modo perfetto, in quanto lasciano poco margine di assestamento.

L’intervento in questi casi si esegue tramite la tecnica periareolare, in anestesia locale con sedazione e ha una durata di circa un’ora.

La chirurgia estetica ancora una volta va incontro alle esigenze delle donne, per permetter loro di migliorare il corpo, senza rinunciare ai loro impegni quotidiani.

Il Dottor Rauso e il Dottor Bove effettuano interventi con l’utilizzo di protesi in poliuretano in molte città italiane.