Il ringiovanimento vulvare


A cura del Dr Raffaele Rauso

ringiovanimento vulvare

In che modo invecchia la zona genitale femminile?
Bisogna far chiarezza tra ciò che è visibile esternamente e ciò che non lo è. I genitali femminili, al pari di tutti i distretti anatomici del nostro corpo, vanno incontro ad un processo di disidratazione, deflazione adiposa e perdita di tonicità; in termini pratici è possibile notare all’esterno una perdita di volume delle grandi labbra e un allungamento (ipertrofia) delle piccole labbra. Naturalmente anche le strutture profonde invecchiano, parlo dei muscoli in particolar modo, questi determineranno una perdita del sostegno dell’area pelvica, ma anche la mucosa vaginale “invecchia”, divenendo meno elastica e più disidratata. Tuttavia è importante sottolineare che spesso le alterazioni “esterne” dei genitali femminili sono apprezzabili già dopo i 30/35 anni, epoca nella quale le strutture profonde avranno ancora intatta la propria conformazione.

In che modo l’invecchiamento genitale influisce anche sulle funzioni e quindi sul benessere sessuale?
L’invecchiamento dei genitali esterni femminili (piccole e grandi labbra) può influire sessualmente più da un punto di vista psicologico, che anatomico (a meno che non ci si trovi dinanzi a malformazioni congenite, quindi non legate all’invecchiamento). Il trend degli ultimi anni, di una epilazione sempre più spinta, ha semplicemente messo “alla luce” delle alterazioni anatomiche, legate al tempo, che anche prima esistevano, ma venivano ben celate dai peli dell’area pubica; mettere a nudo, con epilazione totale, i genitali esterni può determinare disturbi psichici sia per la donna che per il partner.
Per ciò che concerne l’invecchiamento delle strutture profonde dei genitali femminili, invece, questo può determinare delle condizioni patologiche di diversa gravità fino a dolori durante i rapporti sessuali

Che cosa si può fare prevenire l’invecchiamento della zona vulvare?
Basterebbe semplicemente effettuare trattamenti anti-aging di biostimolazione, al pari di quello che si fa sul volto, per tardare il processo inesorabile di invecchiamento. Ma è bene sottolineare che se le alterazioni dei genitali esterni femminili sono già presenti solo la chirurgia può porre rimedio.

E che cosa si può fare per riparare ai danni del tempo?
Una volta presenti le caratteristiche alterazioni del tempo, atrofia delle grandi labbra e ipertrofia delle piccole, bisogna ricorrere al bisturi; per fortuna gli interventi sono piuttosto rapidi e con degenza limitata (tranne l’astensione dalle attività sessuali per almeno 3 settimane). Gli interventi maggiormente richiesti sono la lipostruttura delle grandi labbra e la riduzione delle piccole. Entrambi gli interventi non lasciano cicatrici visibili e restituiscono da subito un aspetto naturale e florido.

Dove finisce il compito del ginecologo e inizia quello del chirurgo plastico?
Il ginecologo è lo specialista deputato al trattamento dell’organo riproduttore femminile, conosce bene l’anatomia di questo distretto e spesso è molto abile nel trattamento sia della parte funzionale che di quella estetica. Il chirurgo plastico, nel tempo, si è appropriato dell’estetica dei genitali femminili; una similitudine può essere quella della blefaroplastica e l’oculista. Esistono numerosi oculisti che non effettuano la blefaroplastica ma trattano solo le patologie dell’occhio, altri invece, che avendo una buona esperienza, effettuano senza nessun problema complessi interventi di chirurgia plastica facciale.
Il training formativo di ogni chirurgo orienterà il chirurgo stesso verso ciò che si “sa fare”, quindi non penso ci debba essere un confine tra i compiti, anzi spesso si collabora con i colleghi ginecologi che si occupano solo della parte funzionale ed è possibile eseguire interventi combinati, estetici e funzionali. Altre volte il ginecologo è in grado di fare tutto da se è per tanto la figura del chirurgo plastico non è fondamentale.